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UNA SENTENZA 'EMOTIVA'

 Nel desolato panorama etico del nostro paese, da qualche giorno ha cominciato a diffondersi una notizia tanto confortante quanto insolita: il giudice della X sezione del tribunale civile di Milano, Bianca La Monica, ha condannato i genitori degli adolescenti che qualche anno fa hanno ripetutamente stuprato una ragazzina di dodici anni a risarcire la vittima per 450.000 euro.

La sentenza si basa su motivazioni assolutamente inedite: la condanna infatti non è tanto per non aver vigilato sui figli, quanto per non aver dato loro una “educazione dei sentimenti e delle emozioni” cioè “quelle indicazioni che forniscono ai figli gli strumenti indispensabili da utilizzare nelle relazioni, anche di sentimenti e di sesso con l’altra o con l’altro”. La difesa dei genitori si è basata sull’ avere affermato che regole e valori erano stati dati. Si tratta infatti di ragazzi che vanno bene a scuola, rientrano puntualmente a casa secondo gli orari concordati e che la domenica si recano a messa. Si tratta con molta probabilità di famiglie che sicuramente “trasmettono”, ma che non verificano giorno per giorno la stratificazione di quanto trasmesso.

In realtà, sia la sentenza che le motivazioni della difesa aprono un nuovo scenario sull’educazione, sul rapporto genitori-figli e su tutte le istituzioni che, in un modo o nell’altro, entrano a far parte del complesso sistema educativo.

Da molti anni si assiste ad un grave quanto sterile scaricabarile in tema di educazione: i genitori puntano il dito sulla scuola e sulla società con l’accusa di non essere attente alle nuove generazioni; la scuola accusa la famiglia di non collaborare e di difendere sempre a spada tratta i figli, aizzandoli spesso contro i docenti; docenti e genitori criticano aspramente l’intera società e soprattutto i mass media di proporre modelli assolutamente inadeguati.

Ognuno addossa la colpa all’altro, con il deludente risultato che nessuno si fa carico di verificare se i valori del cattolico e liberista Occidente vengano assimilati dalle giovani generazioni, trasformandosi poi in una buona gestione delle relazioni con se stessi e con l’Altro.

L’empatia, intesa come la capacità di immedesimarsi nei panni degli altri, non è genetica, ma si apprende attraverso una serie di scambi tra gli individui fin dai primi giorni di vita: ogni bambino dovrebbe essere messo nelle condizioni di sentire che gli adulti sentono quello che lui percepisce.

All’interno di questo dialogo, fatto di sguardi, gesti e carezze prima, di rispecchiamenti, parole e confronto poi, ciascun bambino, ciascun adolescente, ciascun ragazzo costruirà la propria morale, trasformando gradualmente le proprie pulsioni in emozioni e quindi in comprensione degli stati d’animo altrui.

Questa è l’educazione emotiva; questa è l’essenza di ogni educazione.

Occorre quindi accompagnare i figli verso l’adultità, verificando non solo quanto fanno, ma quanto percepiscono di sé e dell’Altro.

Solamente nella dimensione del due si può capire quanto i giovani siano in grado di gestire le relazioni, il rispetto, la comprensione e la preoccupazione della ricaduta delle proprie parole e dei propri comportamenti sugli altri.

Tutto questo non serve solo a bloccare stupri e violenze, ma anche a difendersi da pericoli e situazioni rischiose cui sempre più i giovani si espongono.

Un antico proverbio africano recita “per far crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”, ma, intanto che aspettiamo che la società prenda in braccio i nostri figli, sarebbe bene che ognuno di noi partisse dall’interno delle proprie case e dall’interno delle proprie aule.

Ben vengano le riforme della scuola, ma sinceramente ritengo si potrebbe fare di più. Visto che in tema d’infanzia e di adolescenza ci troviamo in piena emergenza (bullismo, atti vandalici, violenze, caduta a picco dell’empatia, latitanza dell’autorevolezza), occorre una risposta forte in termini culturali. Occorre una proposta educativa, trasversale a tutte le scuole, in grado di offrire agli alunni, bambini e adolescenti (ma già anche a partire dall’età del nido), programmi e progetti di educazione emotiva, di educazione allo sforzo, all’impegno, al rispetto e alla relazione con l’Altro.

Ogni bravo docente sa quanto un clima sereno all’interno del gruppo classe sia condizione indispensabile per un buon apprendimento e un migliore sviluppo della sfera cognitiva.

Una efficace didattica delle emozioni, costituita da strategie, tecniche, giochi, role playng e tanto altro ancora, aprirebbe la strada alla costruzione di un nuovo umanesimo, fondamentale per sperare in un futuro in cui poter rivedere i giovani fare la fila al cinema o al teatro invece che vederli fare la fila per ottenere un posto nella casa del “Grande Flagello”.


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