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SONO PROPRIO UN MOSTRO

“Che schifo che sei!”

“Accidenti è vero. Ti riferisci ai capelli? Sono così sfibrati perché me li stiro sempre. Se non facessi così, sembrerei proprio una strega.”

“Ma che capelli! Non ti sei vista sul volto?”

“Alludi ai foruncoli?”

“A me sembra lebbra. A forza di spremere e togliere punti neri, ti sei infettata tutta. Ti sei vista bene? Quando è caldo, sembri una fetta di ventresca grassa; quando è freddo, diventi paonazza. Ti sembra questo il modo di andare in giro? E quando lo trovi un ragazzo?”

“Potrei mettere delle creme.”

“Non illuderti: stai già utilizzando di tutto senza risultati.”

“E cosa posso fare?”

“Non lo so proprio. Magari potresti iniziare a dimagrire.”

“Sono grassa?”

“E me lo chiedi? Non lo vedi da sola? Guardati di profilo.”

“Oddio! E’ vero.”

“Spogliati: guardati meglio.”

“Dove devo guardare?”

“I fianchi, le cosce, la pancia…”

“Cos’hanno?”

“Ma non ci vedi proprio! Sei grassa. Sei terribilmente grassa. Hai visto le tue amiche? Valeria, Svetlana, Annalisa: loro sì che sono belle! Hai notato quanti ragazzi gironzolano attorno a loro?”

“Be’… è vero.”

“E poi ti sei vista il seno?”

“Non va?”

“Hai appena quindici anni e già cade. Tutte lo vorrebbero più grande e tu lo hai enorme, troppo. Secondo me dovresti pensare seriamente a un ritocchino a breve e, già che ci sei, pensa a rifarti pure le labbra.”

“Cos’ha la mia bocca che non va?”

“Cosa non ha! Ti sei mai chiesta perché Giammarco non ti ha mai baciato?”

“Tu dici?”

“Sì, io dico.”

“Sono proprio un mostro.”

“E già: sei proprio un mostro. Poi, se accendi la luce, ti faccio vedere altre cose.”

“No, ti prego.”

“Accendi.”

Giorgia accende tutte le luci della sua camera e torna di nuovo allo specchio dell’armadio. Adesso riesce a vedersi ancora meglio e quasi non si riconosce: grassa, con l’acne e con il seno ingombrante. Non riesce a crederci. Eppure la sua immagine è lì, riflessa nello specchio. Si gira, tenta di vedersi di spalle, di fronte, di profilo, ma il risultato non cambia: quella Giorgia è davvero mostruosa.

Non se ne era mai accorta prima di avere incontrato Giammarco.

Con lui sta bene, ma non sa cosa fare, dove mettersi, come camminare e cosa dire: quando, sabato sera, lui l’ha abbracciata, non è riuscita a fare altrettanto. E’ lì che ha iniziato a rendersi conto di avere un seno troppo grande e fianchi che possono essere toccati, accarezzati, desiderati Che spavento!

“Sì, hai ragione. Sono proprio un mostro.”

 

Tratto da: “Le emozioni che fanno crescere. Come rendere autonomi e sicuri i nostri figli” di Mariani Ulisse e Rosanna Schiralli, Mondadori, 2007.


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