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PARLARE ALLE FAMIGLIE: CHE PROBLEMA!

Sempre più spesso i genitori degli alunni, lungi dal rappresentare una risorsa e importanti alleati in ambito educativo, costituiscono per molti insegnanti una vera e propria difficoltà.

E’esperienza ormai consolidata di numerosi docenti che esistono due tipologie problematiche di genitori: quelli disimpegnati e lassisti, tendenti sempre a colludere, difendere e giustificare i figli, fino a negare o banalizzare ogni segno di difficoltà e inadeguatezza; quelli invischianti e simbiotici, sempre pronti a sovrapporsi ai figli, a pressare gli insegnanti, a manipolare, a chiedere interventi magici e risolutivi, sperando che però non cambi mai nulla.

I primi non si vedono mai a scuola e la collaborazione è spesso difficile se non impossibile.

I secondi si recano sovente a scuola, mettendo a dura prova gli insegnanti, i quali dovranno fare appello a tutta la loro pazienza per far rispettare confini e ruoli, placare le ansie e tentare di far capire che per educare i figli è necessaria una collaborazione lucida, efficace e costruttiva.

Quando gli insegnanti si trovano alle prese con alunni in difficoltà (aggressività, bullismo, iperattività, tendenza alla chiusura, comportamenti ansiosi, numerose assenze, alti livelli di iperattività, ecc..), vengono di norma contattati i genitori per informarli della situazione, per raccogliere informazioni su eventuali particolari condizioni dell’alunno e per collaborare congiuntamente alla realizzazione di un piano comune di intervento o per mettere semplicemente in atto atteggiamenti pedagogici adeguati e non in conflitto tra loro (almeno questo in teoria).

Spesso la risposta dei genitori è molto vaga, del tipo: “Non si preoccupi, mio figlio è così di carattere”: oppure “Adesso siamo molti impegnati; appena ci liberiamo, cercheremo di venire a scuola per parlare di…cosa ha detto che ha combinato nostro figlio?”; oppure, più lapidariamente, “Nostro figlio sta benissimo e se a scuola si comporta così evidentemente gli insegnanti non sono all’altezza.”

Risposte insensate, disarmanti, piene di livore e aggressività.

Verrebbe voglia di dire: “Contenti loro…”

Non è la risposta educativa giusta. Lo si può pensare, lo si può dire tra colleghi, ma non ci si dovrebbe mai arrendere per il semplice fatto che tali “condotte” educative normalmente sono le cause del disagio dell’alunno.

Cosa fare in queste situazioni?

Come si possono agganciare genitori evanescenti e sostanzialmente menefreghisti circa la crescita dei figli?

Si tratta di provare, con fermezza e continuità, a convincerli dell’assoluta necessità di incontrarsi e collaborare per scoprire insieme le cause delle condotte disfunzionali dell’alunno e rimuoverle attraverso un programma educativo condiviso.

Se un alunno mette ripetutamente in atto, per esempio, azioni di bullismo, si tratterà di coinvolgere i genitori ad una più attenta sorveglianza a casa e ad una più frequente comunicazione con i docenti per monitorare con efficacia gli eventuali episodi di prepotenza e aggressività.

Si dovrà spiegare che per garantire la sicurezza di tutti è necessario che scuola e famiglia facciano percepire al soggetto una comune condanna dei comportamenti disadattati e un’ altrettanta comune soddisfazione allorché il figlio-alunno si mostri solidale e comprensivo con i compagni.

Qualora i genitori mostrino ancora perplessità, superficialità e siano renitenti si dovrà insistere, affermando che l’intervento congiunto e condiviso (in fase di riflessione, di indagine, di confronto e di programmazione) è assolutamente necessario per affrontare la situazione.

Si deve anche rassicurare i genitori che la collaborazione non implica giudizio, vergogna o etichettamento, ma è esattamente il contrario: solamente collaborando l’alunno non si sentirà giudicato, diverso o escluso, ma avrà la percezione che gli adulti si stanno interessando a lui e ai suoi vissuti di discontinuità.

Esistono poi genitori che negano a spada tratta qualsiasi problema dei figli, respingendo con fermezza quelle che ritengono insinuazioni degli insegnanti, se non addirittura diffamazioni.

Negano per difendersi, per non sentirsi delusi dal fallimento delle proprie aspettative, perché molto spesso hanno in testa un figlio diverso e quello reale proprio non riescono a tollerarlo.

Le osservazioni degli insegnanti vengono vissute come ferite, scudisciate da parare ed evitare a tutti i costi.

La realtà va tuttavia fatta passare gradualmente, ricordando che la “politica dello struzzo”, per quanto rassicurante, può portare a danni spesso irreparabili.

Con queste famiglie va tessuta una rete di rapporti tranquillizzante e continua, invitando sempre entrambi i genitori (non si dimentichi mai di invitare i padri!) a collaborare per capire ed aiutare il figlio, a superare le difficoltà, il disagio e le condotte disadattate. E, se tutto è inutile, malgrado ogni sforzo, se addirittura i genitori scrivono sui diari dei loro figli le “contro-note”, quasi a ricordare chi detiene il potere, non rimane che continuare a…insegnare, con fermezza e pazienza, cercando sempre di affascinare gli alunni.


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