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LO STRANO CASO DEI FIGLI DEL TERZO MILLENNIO



Iperprotetti, adorati, con la strada spianata verso un futuro indefinito e incerto, gli adolescenti vengono spinti a crearsi delle «nicchie» per incontrasi (bar, discoteca e poco altro), ad accedere a una enorme quantità di «beni-gadget» (vestiti, accessori, acconciature) per procurarsi un’identità mai stabile, a ricorrere a «rimedi» per far fronte all’inevitabile sofferenza, anche se prevalentemente inconsapevole, imposta dall’incertezza e dalla fragilità emotiva.

Tra nicchie, gadget e rimedi, ai giovani è dunque imposto di fare e di agire senza avere il tempo di sedimentare conoscenze e riflessioni, di formarsi una identità basata su rapporti nutrienti e sul superamento delle normali difficoltà.

Costantemente connessi, ma mai con se stessi, sentono di dover socializzare a tutti i costi non riuscendo però a percepire, il più delle volte, il benessere della dimensione sociale.

Non avendo bisogno di opporsi (contro chi? Per conquistare cosa?), nessun adulto che indichi loro un futuro per il quale valga la pena impegnarsi e sacrificarsi e un «premuroso» mercato creato ad arte «tutto intorno a loro» che invita all’eccesso (Bevi! Fuma! Divertiti! Fai sesso! Compra! Abbuffati! Vomita! Scommetti! Rischia! Clicca! Quota! Tagga! Manda 1000 sms gratis!), i ragazzi percorrono strade obbligate e sempre più anguste, nel tentativo di recuperare una dimensione di presenza e di visibilità.

Da un lato, quindi, la società continua a dichiarare guerra alle droghe, all’alcol, al tabacco e a ogni forma di dipendenza e disagio, dall’altro continua a offrire nicchie, gadget e rimedi «stampella», favorendo di fatto quanto cerca di contrastare.

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