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L'EDUCAZIONE ALLE EMOZIONI COME PROMOZIONE DEL BENESSERE A SCUOLA: LA DIDATTICA DELLE EMOZIONIŽ

Negli ultimi tempi, tra educatori e docenti delle scuole, è opinione condivisa e diffusa che ogni nuovo anno scolastico le “reclute”, siano esse i bambini della scuola dell’infanzia, della scuola primaria o gli alunni più grandi, sono diverse: sono più svogliati, ansiosi ed iperattivi, non si concentrano, si applicano sempre meno, non rispettano alcuna regola, si disinteressano a qualsiasi attività venga loro proposta.

A fronte di queste constatazioni, suffragate per altro dallo sviluppo esponenziale di nuovi disagi e nuove forme di patologia a carico dei giovani e dei giovanissimi (abuso di bevande alcoliche e sostanze stupefacenti, bullismo e condotte violente, anoressia e bulimia, dipendenza da Internet e altri prodotti tecnologici) si tenta di pianificare interventi di prevenzione a scuola  senza tuttavia, il più delle volte, tener conto dell’efficacia delle metodologie adottate, correndo l’altissimo rischio di rendere  ogni progetto ed ogni programmazione fallimentari.

Quando vengono proposte alla scuola iniziative di prevenzione o quando la stessa scuola programma di “fare prevenzione”, si cade spesso nel generico, nella inutilità dell’intervento, fino anche ad arrivare all’attivazione di meccanismi controproducenti e facilitanti comportamenti disadattati negli alunni.

E’ necessario quindi che ciascuna proposta e ciascun progetto finalizzati a ridurre il disagio e a costruire il benessere in classe siano, prima di tutto, fattibili ed efficaci: “fare prevenzione” non equivale a “pur di fare qualcosa”.

Purtroppo nel nostro paese si scambia sovente l’attività di prevenzione con attività ricreative o, peggio ancora, d’intrattenimento. Si educa a tutto: alla legalità, all’alimentazione, all’ambiente, alla sessualità, al vivere civile e a tanto altro ancora, dimenticando che “tante educazioni” (pur nel loro valore e nella loro utilità), se non si crea una solida ed autonoma base emozionale, forniscono ai giovani un’immagine ancora più frammentata della realtà circostante.

Si tende inoltre a focalizzare e a pianificare sulla sola informazione azioni di prevenzione, sperando che un accrescimento di conoscenza e di nozioni dal potere deterrente possa aumentare le competenze dei giovani, favorendo uno sviluppo più sano (“non mi drogo perché la vita vale la pena viverla”; “non bevo perché fa male”; “non devo stare tanto tempo davanti al computer perché ho capito che è meglio socializzare con  i coetanei”).

Questa convinzione è sostanzialmente errata.

A differenza del “fare prevenzione” (incontri, dibattiti, assemblee ed altro ancora), “essere nella prevenzione” significa costruire gradualmente e costantemente nel tempo valori in grado di accompagnare i bambini e gli adolescenti verso l’adultità con le necessarie competenze, affinché non vengano poi sedotti dalle promesse delle sostanze stupefacenti o si lascino andare a tendenze abuliche, regressive e passivizzanti (l’ospite inquietante).

“Essere nella prevenzione” responsabilizza ogni insegnante a costruire con gli alunni validi e nutrienti rapporti: disponibilità all’ascolto, autorevolezza, accoglienza, rispecchiamento e condivisione, contenimento dato dalle regole e tempo significativo da dedicare.

In questa direzione, un format d’intervento di prevenzione precoce e di nuova generazione, appositamente pianificato per essere utilizzato nelle scuole e già sperimentato in varie realtà scolastiche italiane con risultati ed evidenze scientifiche significative è rappresentato senz’altro dalla “Didattica delle emozioni®”, ispirandosi ai principi dell’”Educazione Emotiva”.

Si tratta di un insieme di interventi e semplici tecniche centrati sulla costruzione precoce, nei bambini e nei ragazzi, delle migliori competenze per modulare e gestire il proprio mondo emozionale interno.


Questo nuovo format di intervento risulta efficace, versatile e compatibile:


  • è efficace in quanto è già stato sperimentato su un ampio campione di alunni attraverso una rigorosa metodologia scientifica, ottenendo risultati ragguardevoli circa l’aumento dei fattori di protezione e la riduzione del disagio;
  • è versatile in quanto può essere applicato in ogni scuola con alunni da 5 a 16 anni circa, per affrontare varie problematiche, soprattutto quelle riguardanti le dipendenze patologiche e tutte le altre forme di disagio in generale, compreso il fenomeno del bullismo;
  • è compatibile in quanto, grazie alle sue caratteristiche e alle sue proprietà, può essere applicato in ogni scuola senza interferire con le normali attività didattiche, senza costituire un surplus di lavoro per i docenti e a costi di realizzazione estremamente contenuti.


Gli interventi e le procedure della “Didattica delle emozioni®” sono generalmente realizzati dai docenti all’interno delle classi durante il consueto svolgimento delle lezioni e delle attività.

Gli insegnanti sono normalmente in grado di utilizzare ed applicare questa metodologia dopo aver partecipato ad un corso di formazione pratica e teorica di circa 8 ore e le competenze acquisite possono rimanere patrimonio della scuola, qualificando il POF.

La “Didattica delle emozioni®” è stata già adottata in molte realtà scolastiche italiane ed estere, ottenendo risultati notevoli: si sono ridotti, in modo statisticamente significativo, il consumo di droghe, fenomeni di bullismo e varie forme di disagio in quegli alunni che negli anni precedenti avevano partecipato a progetti di educazione alle emozioni nelle rispettive scuole.

Ascoltare le emozioni dei bambini, dei preadolescenti e degli adolescenti a casa e a scuola, offrendo loro la possibilità di farle esprimere, di rispecchiarle e di modularle all’interno di punti di riferimento autorevoli e sicuri, costituisce il miglior modo per dotarli della più valida “valigia della sicurezza” per affrontare la vita adulta.

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