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LA NEUROBIOLOGIA DI UNA EDUCAZIONE EFFICACE: LA SPERANZA DELLA RESPONSABILITA'

Da quando la PET e la REM vengono utilizzate nel campo della ricerca neurofisiologica, negli ultimi anni molti studiosi stanno verificando alcune ipotesi sullo sviluppo del cervello e del comportamento dei bambini quando sono in relazione con gli adulti di riferimento.

Questo filone di ricerca sta risultando entusiasmante in quanto, attraverso questi metodi, in fondo abbastanza semplici da utilizzare  e per nulla invasivi, è possibile vedere (nel senso di verificare visivamente su un monitor) cosa succede nella testa di un bambino durante le normali interazioni con i propri genitori. Si sta dunque aprendo uno scenario di studi e ricerche completamente inediti: l'educazione, gli stili educativi, le convinzioni circa quanto sia meglio fare o non fare con i nostri figli non possono essere più opinioni dettate dal senso comune o dal sentito dire, ma esistono ormai (e saranno sempre più dettagliate) indicazioni inconfutabili ed evidenze scientifiche serie e puntuali.

Non si preannuncia un orizzonte funesto o iperscientifico; non si sta parlando di un futuro dominato dalla biochimica. In realtà si sta invece profilando una concreta speranza: quella di sapere cosa sia opportuno fare con i figli, pur rimanendo all'interno di una ampia flessibilità di rapporto con loro.

Alcuni ricercatori stanno già approfondendo la ricaduta degli stili educativi dei genitori sull'organizzazione e sul successivo sviluppo dei centri nervosi del cervello dei bambini.

Dalle prime ricerche sembra che le condotte educative di genitori prevedibili, autorevoli empatici e sicuri ottimizzino l'integrazione delle reti dei neuroni nel cervello dei loro figli e aumentino la vascolarizzazione (più ossigeno), favorendo lo sviluppo di autostima e autonomia nonché una più efficace reazione allo stress.

Qualora invece i genitori mettano in atto condotte educative superficiali, imprevedibili e troppo permissive, i loro figli sono più portati ad attivare il sistema nervoso autonomo parasimpatico. Tale modalità di risposta è caratterizzata da bassi livelli di espressione emozionale, evitamento del contatto, chiusura e ritiro.

Quando invece si è in presenza di genitori fortemente ansiosi, distanti e disorganizzati, che offrono dosi non regolate di affetto, i bambini tendono ad attivare il sistema sinaptico, mostrandosi di solito iperattivi, con alti livelli di espressione emotiva non modulata, irritabili, dipendenti e con una scarsa capacità di riprendersi da uno stress.

Queste modalità precoci di risposta agli stili educativi dei genitori tendono a persistere nella preadolescenza e nell'adolescenza e, se non intervengono fattori correttivi come, per esempio, una scuola efficace nell'educare alla gestione delle emozioni, anche nell'età adulta.

E' opportuno quindi tenere sempre presente che l'accudimento e la qualità del rapporto con i figli generano cervelli più o meno efficaci, condotte più o meno adattive, vite più o meno realizzate.

La modalità di stare e di essere con i propri figli modella il loro cervello.

D'altra parte si è anche appurato che, contrariamente a quanto si ipotizzava fino a pochi anni fa, il cervello degli esseri umani termina il completo sviluppo intorno ai 20 anni di età. Fino al termine dell'adolescenza il cervello è dunque plastico e in continua trasformazione: i neuroni aumentano a dismisura per poi diminuire e specializzarsi in funzioni più fini e mirate. Le strutture neurali dei giovani rimangono ricettive e sono suscettibili di cambiamento in relazione a quanto l'ambiente, la cultura e gli adulti offrono in termini di ascolto, educazione ed opportunità.

Che la neurobiochimica di un giovane cervello dipenda in gran parte da come si pongono i genitori (ma anche gli educatori, gli insegnanti, ecc...) rappresenta un evento di grande responsabilità e di grande speranza per il futuro del genere umano.

Occorre però lavorare ed impegnarsi tutti su questa speranza affinché non si trasformi in una desertificazione emotiva ed affettiva sulla quale corrono sempre di più i disagi dei nostri figli.


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