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LA GUERRA DEI COMPITI A CASA

 L'estate sta volgendo al termine e già in molte famiglie si aggira lo spettro della scuola.

 

All'improvviso sembra che le vacanze, il riposo e il relax siano sfumati al solo pensiero di riprendere la frenetica ritualità che gira intorno alla scuola: libri da comprare, la sveglia dei figli, l'accompagnarli a scuola, il riprenderli a lezioni finite e poi... la tortura dei compiti.

Per qualche strano motivo, un po' misterioso e dai risvolti spesso tragicomici, un gran numero di genitori, soprattutto mamme, è convinto che occorra eseguire i compiti a casa insieme ai figli, mettendo in atto estenuanti e faticosissimi bracci di ferro.

 

Le ragioni di questo fenomeno, che fino a vent'anni fa era quasi inesistente, non sono chiare. Non è certo la voglia di stare insieme ai figli: sarebbero i tempi da condividere.

Non è certo il desiderio di aumentare il livello culturale della prole: tale aspettativa si realizzerebbe leggendo insieme qualche libro interessante o svolgendo qualche attività extrascolastica.

 

I bambini e i ragazzi amerebbero giocare insieme ai genitori e condividere con loro tempi e spazi ben più significativi del tempo dei compiti e dello spazio angusto di un tavolo.

Non si vede una ragione apparente per cui molte mamme, dal primo pomeriggio fino a volte a tarda serata (o, se lavorano, dal tardo pomeriggio ad esaurimento), si sottopongano ad un'attività così stressante, inutile e soprattutto controproducente per lo sviluppo dell'autonomia, dell'autostima e del senso di responsabilità dei propri figli.

 

Trasformare i compiti a casa in un faticoso e spesso snervante rituale in cui i ruoli si dividono subito e si rinforzano negativamente a vicenda: il figlio si innervosisce per la presenza del genitore, il genitore diventa sempre più interventista, pretendendo maggiore impegno; il figlio, tra un rimbrotto e l'altro di passivizza sempre di più; il genitore si spazientisce, esortando con maggior vigore il figlio ad applicarsi; figli e genitori si sfiniscono per ore nel portare a termine un'operazione che in realtà richiederebbe meno tempo e un po' di tranquillità.

 

Si dirà: 'se non facessi così non mi studierebbe'  E già; siamo al solito dativo etico: non mi mangia, non mi dorme, e via di questo passo. Come se i figli fossero corpi vuoti da riempire senza farli faticare, senza dare loro la responsabilità di affrontare qualche frustrazione (quella per esempio di andare a scuola con un compito non fatto o fatto male, pensando che i figli bisogna proteggerli a tutti i costi, salvarli da qualsiasi brutta figura, metterli al riparo da ogni pericolo (si accompagnano con il Suv fin davanti la porta della scuola perché, poverini, sono ancora assonnati e potrebbero prendere freddo).  Invece di aumentare in loro autostima e autonomia, sottraiamo tante occasioni affinché queste dimensioni possano svilupparsi normalmente.

 

Se i figli non si misurano prevalentemente  da soli con i compiti loro assegnati (quelli scolastici e quelli della vita), tenderanno alla passività, alla disistima, alla dipendenza, che poi diventerà abulia, nichilismo, ricerca dell'eccesso per sentirsi.

A volte succede che questi figli, proprio perché amputati, reagiscano con rabbia e disprezzo proprio nei confronti di quei genitori che tanto si adoperano per loro da renderli dipendenti.

Si dirà ancora: 'ma sono loro a chiedere di fare i compiti insieme!'

I figli chiedono tante cose e non tutte per i bambini e gli adolescenti  sono valide per un crescita sana.

 

Inoltre il più delle volte chiedono la presenza del genitore perché intuiscono che, siccome i genitori tengono molto allo studio, quello è l'unico modo per assicurarsi la loro vicinanza. Almeno fisica.

A prescindere dal fatto che, invece di uno stare insieme sereno, diventi quasi sempre uno scontro e una battaglia senza né vincitori né vinti.

Occorrerà rispondere ai figli che invocano la nostra vicinanza per eseguire i compiti che ognuno ha il suo dovere e i bambini  e gli adolescenti devono svolgere con impegno e diligenza i compiti loro assegnati.

 

Ovviamente non è escluso aiutarli, spiegare, correggere insieme.

È vietato sostituirsi e trasformarsi in saccenti compagni di scuola.

Si può anche promettere (questo sì che sarebbe bello ed educativo!) che, non appena si è finiti i compiti da soli, si starà un po' insieme a giocare o a fare qualcosa d'interessante insieme. Questo sì che aumenterebbe nei figli autostima, responsabilità e desiderio!

Ma la domanda più inquietante rimane una sola: come fanno i genitori a studiare la seconda guerra punica o le province della Lombardia?        

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