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L’ANORESSIA DI ROBERTA: LA DIFFICOLTÀ DI VIVERE LE PROPRIE EMOZIONI

Roberta è brava in tutto. Ha quindici anni e nello sport è proprio uno schianto. Alle parallele e agli anelli sembra volteggiare; nella corsa vince sempre; a pallacanestro e a pallavolo trascina le rispettive squadre costantemente al successo.

Va a scuola sempre con la sua inseparabile tuta bianca e celeste.

Ha l’intera la giornata impegnata: scuola, palestra, gare, parrocchia, volontariato, piscina. Non è mai stanca. Sorridente e piena di energia, dispensa buoni consigli e parole di conforto ai compagni scontenti, ad amiche alle prese con amori che nascono e muoiono nel giro di pochi giorni, ad adulti arrabbiati per le fatiche di lavoro.

I genitori sono fieri di Roberta.

Fin da piccola hanno sempre pensato di impegnarla in tante attività per aiutarla a crescere sana, felice e soprattutto in fretta.

In realtà Roberta ha trascorso molto tempo con allenatori e istruttori nelle palestre e sui campi di atletica fin dall’età di sette anni quando il padre, promettente ingegnere, decise di andare a lavorare in Grecia per realizzare progetti di grandi opere pubbliche.

La madre di Roberta seguì il marito poco dopo, affidando la figlia alla nonna Tiziana, famosa atleta di un tempo e tanto fissata per lo sport.

Nonna Tiziana educò Roberta al culto delle attività sportive, alla disciplina e all’impegno.

I genitori di Roberta tornavano spesso a trovare la figlia, ma mai avessero preso in considerazione di portare Roberta con loro.

Una ritrovata intesa di coppia, dopo una sbandata di lui per un’altra, sembra essere stata alla base di una rinnovata e lunga luna di miele all’ombra del Partenone.

In realtà né esigenze di intimità, né gelosia erano le ragioni per così tanta distanza da Roberta.

I genitori di Roberta si erano sposati giovanissimi e non erano mai riusciti a trovare un posto, nella loro testa, per la figlia.

Ancora quasi adolescenti tentarono di adultizzare Roberta fin da piccola, chiedendole impegni e responsabilità notevoli.

Roberta è stata sempre ubbidiente e, nel tentativo di non “perdere” i genitori, offriva loro vittorie, medaglie, record.

Per nonna Tiziana rappresentava inoltre una insperata occasione; quasi la possibilità di riviversi una seconda trionfale giovinezza.

Ma nella sua corsa impetuosa Roberta trovò, un sabato sera, l’ostacolo più duro e inaspettato.

Ballando a casa di una sua amica durante una festa di compleanno, quasi per caso, si baciò con Luca. Un bacio tenero, lieve, sincero, lungo al punto da sancire un probabile “stare insieme”.

Niente di più.

Ma per Roberta fu uno sconquasso.

Abituata al controllo e alla disciplina, continuamente protesa a “riempire” genitori indaffarati in altre faccende e con una nonna – trainer, Roberta si turbò così tanto per quella forte emozione da non saper cosa fare.

Per una settimana si lavò in continuazione; poi pianse; poi riprese gli allenamenti con una intensità tale da far preoccupare persino la nonna.

Infine iniziò una dieta.

Roberta vomita in bagno quel poco che mangia.

Medici, specialisti e dietologi tentano invano e maldestramente di aiutare la ragazza con cocktail vitaminici ed improbabili diete.

Poi i genitori, di ritorno dalla lunga luna di miele, decidono per il ricovero in clinica: “Sembra che facciano miracoli per questi disturbi!”

In clinica Roberta riprese il peso forma in poco tempo, ma una volta dimessa, ancora digiuni e vomito.

Di nuovo un ricovero. Più lungo, interminabile.

Quel bacio l’aveva proprio atterrita, così come l’atterriva ogni emozione che stava sul punto di provare ed ogni sensazione che sentiva al di fuori delle gare e degli impianti sportivi.

Ci volle un lunghissimo lavoro psicoterapeutico sulle sue emozioni per non farla più spaventare della vita e dei propri desideri.

Oggi Roberta ha ancora difficoltà ad innamorarsi, mangia normalmente e frequenta il secondo anno di scienze infermieristiche.

I genitori continuano a rincorrersi, amandosi e tradendosi.

Nonna Tiziana ha finalmente appeso le scarpe da ginnastica al chiodo ed ha aperto una cartoleria che ha chiamato “Paper Sprint”.



(da “Cercasi genitori disperatamente” di Rosanna Schiralli)






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