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IL TEMPO CHE NON ARRIVA MAI

Gli impegni infiniti, lo stress e la fatica nel sostenere i ritmi della quotidianità abbattono la disponibilità all’incontro e alla condivisione. I legami tendono a farsi rarefatti perché scontati; i rapporti affettivi diventano sempre più puntiformi, quasi liquidi, nella convinzione che, quando ci sarà tempo, tutto quanto si recupererà.

Ben presto figli e genitori si accorgeranno però, senza mai poterlo ammettere, che quel tempo non arriverà mai o, se pure dovesse arrivare, sarebbe ormai troppo tardi.

 

“Papà, giochi un po’ con me?”

“Adesso non ho tempo.”

“Ma, papà! Il tempo è adesso!”

 

Tra sensi di colpa e sfinimento, molti genitori tentano di gestire il “non incontro” sostituendo gradualmente le relazioni di accudimento e i bisogni di vicinanza dei figli con un’esagerata offerta di beni, merci e gadget o con sterili espedienti come, per esempio, l’uso massiccio della televisione o dei più moderni e maneggevoli giochini elettronici.

Nel tentativo di riempire il “non incontro” si è prodotta però negli ultimi anni una grande confusione in materia di educazione, generando maldestre convinzioni pedagogiche e aumentando di fatto la distanza tra i genitori, sempre più disorientati, e i figli, sempre più ansiosi e apparentemente incomprensibili nei loro comportamenti.

 

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