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IL PUNTO E LA LINEA

 

Ogni forma di dipendenza patologica attacca il soggetto in molte aree della sua vita, rendendo precaria l’esistenza.

Tale precarietà è tuttavia vissuta spesso con distacco, quasi non fosse riconosciuta né fosse foriera di preoccupazione e malessere.

I giovani utilizzano diverse sostanze stupefacenti e alcool con disinvoltura come utilizzerebbero un qualsiasi altro bene di consumo: un accessorio per rendere la serata più “easy” ed apparire più “trendy”. Essere sconvolti appare oggi quasi uno status symbol, una situazione “sine qua non”, un modo di essere ineluttabile e per questo irrinunciabile per quote crescenti di ragazzi e ragazze.

Si tratta di condotte basate esclusivamente sull’agito, sull’imperativo di presentarsi all’Altro il più possibile uguale all’Altro, in una sorta di scambio orgiastico dove il piacere deve per forza sfociare nell’eccesso a qualsiasi costo e a qualunque prezzo.

La relazione, l’incontro, perfino il divertimento e l’eccitazione non sono previsti, non fanno parte della serata. Escludendo larghe parti della coscienza e saltando i filtri del controllo che determinano il libero arbitrio e quindi ogni forma di pianificazione e di desiderio (il desiderio è la finalità ultima di ogni pianificazione), la dimensione temporale di molti giovani è destinata a collassare in un punto.

Con il tempo ridotto ad un punto, senza dimensione e senza estensione, tutto si svolge in un maniacale “infinito presente”, parossistico e sempre uguale.

Molti ragazzi, trovandosi nell’impossibilità di percepire un passato nutriente e di prefigurarsi un futuro di speranza, rimangono sempre più impantanati nel “punto”, facendosi fagocitare dall’autoinganno del “smetto quando voglio” oppure del “così fan tutti”.

Presto però, se la coscienza non riuscirà ad estendersi lungo la linea che collega passato, presente e futuro, il “punto”, prima o poi, imploderà come una galassia giunta alla fine della sua vita: risucchierà tutto, trasformandosi in un buco nero da riempire sempre, ma senza mai riuscire a colmarlo.

Quali le contromisure prima dell’implosione?

Occorre incontrare i giovani fin da bambini.

Occorre insegnare ai nostri figli a desiderare.

Occorre insegnare ai nostri figli ad aspettare, a sentire la mancanza, a dilazionare quanto vorrebbero, ad esplorare.

Occorre non essere iperprotettivi, ma dare regole e contenimento, così come accoglienza e rispecchiamento.

Occorre semplicemente tornare a fare i genitori.


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