ENGLISH

IL FATTORE E

Forse per la prima volta nella storia moderna un capo di Stato, almeno nelle sue ultime dichiarazioni, afferma che il futuro della società dipende da quanto siamo disposti a investire sull’empatia, quella competenza umana caratterizzata dalla capacità di percepire come si sente l’Altro.

Il Presidente in questione non può essere altri che Barack Obama. La sua dichiarazione costituisce un evento rivoluzionario pari almeno alla riforma sanitaria da lui voluta a tutti i costi nel suo Paese.

Sembra dunque che il suo Governo sia disposto a investire nei prossimi anni soldi ed energie, affinché le scuole e le famiglie possano essere messe nella condizione di sviluppare nelle giovani generazioni le competenze di comprendere l’Altro, di condividere con l’Altro stati d’animo e intenzioni, di cooperare con gli altri per raggiungere mete e obiettivi.

Noi esseri umani siamo nati per connetterci e per cooperare con il prossimo e a tale scopo siamo stati programmati anche dal punto di vista neurofisiologico.

E’ altresì vero che la società, la gran parte della società, sta andando inesorabilmente verso una crescente disconnessione, frammentandosi in mille rivoli di egoismo, egocentrismo, intolleranza e indifferenza.

La vera rivoluzione politica e sociale consisterà da qui in poi nell’invertire la tendenza, riposizionando al centro dell’interesse collettivo i costitutivi e fondamentali bisogni dell’uomo, che sono prevalentemente bisogni di vicinanza, condivisione e soprattutto cooperazione.

In una recente sperimentazione si è osservato che, quando un adulto fa cadere intenzionalmente una pila di libri al cospetto di un bambino di soli nove mesi, il bambino, vedendo che l’adulto sta raccogliendo i libri, non si distrae dai suoi giochi; mentre, se si fa in modo che la pila di libri cada accidentalmente, il bambino andrà prontamente verso il genitore con l’intenzione di aiutarlo in qualche maniera a ricomporre la pila dei libri.

Questo esperimento, tanto banale quanto illuminante, conferma la capacità cooperativa dei bambini sin da piccolissimi e l’innata predisposizione a connettersi con gli stati d’animo (nel caso specifico, senso di difficoltà e contrarietà) e le intenzioni (raccogliere i libri caduti) dell’adulto.

Purtroppo questa competenza e questa disposizione innata sono spesso destinate a perdersi e a volte a trasformarsi addirittura nel loro contrario.

In fondo la competenza empatica, dal punto di vista evoluzionistico ha solo 250.000 anni, periodo non lunghissimo dal punto di vista dell’evoluzione (basti pensare che 250.000 anni equivalgono a 2.500 vecchietti di 100 anni d’età ciascuno).

E’ dunque una competenza relativamente giovane e per questo forse ancora troppo fragile per potersi affermare su altri sistemi motivazionali basati sulla caccia, sulla forza , sulla sopraffazione e sulla lotta per la sopravvivenza, tant’è che al mondo imperano ancora molte guerre e numerosi massacri.

Favorire e sostenere il Fattore E (l’empatia) rappresenta dunque la possibilità di valorizzare i rapporti umani a tutti i livelli e di costruire la pace sociale a cominciare dai bambini, dalle famiglie, dalla scuola.

Occorre lungimiranza, poiché i risultati non saranno certo immediati. E’ altresì indispensabile un discreto investimento, in quanto la cultura necessita almeno all’inizio di un determinato budget economico.

Vedremo come Obama affronterà questa sfida assolutamente inedita e sicuramente non facile.

Purtroppo in Italia, anche guardando all’orizzonte, un Obama non è ancora nato.

 Se questo articolo ti è piaciuto, clicca 'mi piace' sulla nostra pagina fb. Grazie!

https://www.facebook.com/educazione.emotiva



Infosoft Viterbo