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IL FASCINO DISCRETO DELL'ORZATA

 

Le droghe, tutte le droghe, vengono normalmente utilizzate dai giovani  perché inducono un’alterazione della coscienza: una alterazione che eccita, distorce, esalta, fa dimenticare; una alterazione che permette di “svoltare” la noia e il senso del vuoto, quell’insostenibile pesantezza del non essere che da tempo accompagna quote crescenti di giovani generazioni.

Con le droghe si festeggia, si sta insieme, ci si conosce, si socializza, si dimentica, ci si scambiano effusioni, si costruiscono identità (anche molto labili) e senso di appartenenza (sempre molto fugace).

Con l’orzata no: è molto difficile che l’orzata induca tutti questi effetti. L’orzata non fa nulla, non ha effetti, non eccita né fa dimenticare sofferenze e dolori; non fa socializzare né fa svoltare la giornata.

Eppure una volta, una manciata di anni fa, anche davanti a un bel bicchiere di orzata si socializzava, ci si conosceva, si stava insieme, si affogavano dolori e si “svoltava” la noia.

Cosa è successo? Cosa c’è di nuovo? Perché oggi occorrono sostanze chimiche per sballarsi ed alterare la coscienza?

La risposta è tanto semplice quanto disarmante: perché oggi la gran parte dei ragazzi non è in grado di sostenere le proprie emozioni né è in grado di gestirle in una direzione evolutiva.

Si spaventano dalla noia (e giù pasticche); temono l’incontro con l’Altro(e giù a bere); hanno paura di non essere all’altezza (e giù a “tirare”); non sopportano la frustrazione e la perdita (e giù alla ricerca dello sballo e dell’eccesso).

Si imposta la vita nella dimensione della dismisura perché nessuno insegna loro la misura e quanto, dentro la misura, sia possibile fare (il fascino di bere l’orzata, magari seduti attorno ad un tavolino, sognando e desiderando).

La battaglia è dura, ma è l’unica possibile.

Se pensiamo di battere le droghe perché fanno male, sono cattive, fanno morire o perché spengono i cervelli, la battaglia è persa in partenza: provate a convincere di tutto ciò un giovane assuntore! Vi riderà in faccia e vi chiederà “ma le hai mai provate? Cosa ne sai tu?”.

Rimane solamente una strada per battere droghe e dipendenze: occorre convincere i giovani di quanto sia affascinante diventare adulti. Occorre però (ed è proprio su questo punto che noi tutti dobbiamo impegnarci) fornire concreti esempi di fascino ed essere veramente modelli in grado di affascinare.

Il quadro attuale non fornisce molti esempi in tal senso: basta accendere la televisione, leggere i giornali, guardarsi attorno. Impera l’idiozia, la superficialità, il non senso, l’aggressione, l’egoismo spinto all’eccesso fino al ridicolo, al vergognoso (si pensi a quell’imbarazzante squadra di politici “televisivi” impegnati solo ad urlarsi contro!).

Occorre dunque contagiare ai giovani l’entusiasmo e la passione, il coraggio e il desiderio, la sobrietà e la misura così come l’ambizione e la voglia di emergere.

Perché sobrietà e ambizione non sono in antitesi: solamente nella sobrietà (dell’orzata) si costruiscono le strade per contare, per emergere, per essere dei veri “numeri uno”. Nella dismisura  e nell’eccesso (dell’acool e delle droghe) nasce solo l’asservimento, aumentano le paure e le angosce, si spegne ogni desiderio. Nell’alcool e nelle droghe l’unico ruolo concesso è quello del consumatore, zitto, servo e fidelizzato: il ruolo del protagonista è precluso per sempre.

Occorre dare esempi.

Occorre affascinare.

Occorre contagiare il fascino discreto dell’orzata.

Occorre, soprattutto, ascoltare i nostri ragazzi fin da piccoli. Perché non si nasce servi.


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