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IL FASCINO DISCRETO DELLA MEDIOCRITA'

Un tempo esistevano gli eroi. Un tempo calciatori, attori, musicisti e cantanti favorivano nei giovani identificazioni, sogni e desideri. Un tempo, poco male se non si diventava campioni sportivi, attori famosi o grandi chitarristi: bastava il loro esempio di virtù e di virtuosismo per lanciare tendenze, modi di essere e di stare insieme.

Chi non ricorda (tra gli ultraquarantenni) nomi di calciatori famosi come quello di Riva, Rivera o Mazzola? Chi non ricorda il rock trascinante dei Led Zepelin (soprannominati “il martello di Dio”) o la sinfonia dei Pink Floyd? Non inganni il fatto che molti musicisti di allora facessero uso di sostanze stupefacenti: ciò che favoriva l’identificazione e faceva volare la passione era la loro musica e le emozioni che era in grado di suscitare nelle generazioni di allora.

Un tempo questi eroi rappresentavano la colonna sonora dei giovani: si usciva con i dischi di vinile sotto il braccio per andarli ad ascoltare a casa di qualche amico (c’era sempre un amico con lo stereo più potente del tuo); si andava a vedere la partita tutti insieme; si andava al cinema per trascorrere un bel pomeriggio e per sognare un po’.

Oggi c’è penuria di eroi. Forse per le esigenze del mercato, forse per questa strana società tanto opulenta, quanto superficiale, si sfornano per lo più personaggi anch’essi superficiali, quasi a dare solamente il senso della quantità e dell’opulenza senza interessarsi al desiderio e alle vere emozioni di coloro che le debbono subire.

Una volta Gigi Riva faceva sognare per i suoi goal straordinari con la maglia (quella del Cagliari) incollata alla pelle per tutta la sua carriera.

Oggi Cristiano Ronaldo fa sognare per il suo costo stellare(70 milioni di euro!) e per il suo girovagare da una squadra all’altra (quella ovviamente disposta a pagarlo di più) o perché conquista la bella velina di turno.

Una volta il rock e i suoi mostri sacri scatenavano passioni e desiderio di libertà. Oggi la musica “tecno”, “house” e “garage” scatenano istinti e desiderio di…bere.

Una volta si appendeva in cameretta il ritratto di Che Guevara. Oggi vanno di moda i personaggi del Grande Fratello e qualche velina.

Personaggi, appunto. Che arrivano da chissà dove, si consumano in fretta e poi spariscono per essere subito sostituiti da cloni di se stessi.

E’ il fascino discreto della mediocrità. Nella politica, nello sport, nello spettacolo, nella vita di tutti i giorni.

Non si avverte nell’aria alcun sussulto, alcun movimento, alcuna iniziativa controcorrente. Nessuno, nessun adulto che riesca più a contagiare l’entusiasmo, il coraggio, la passione. Nessun eroe appare all’orizzonte.

E loro, i giovani, prendono quello che c’è; si adeguano a quello che si offre loro; “giocano” con quello che passa il convento.

C’è poco da stare allegri.

Attraversiamo un tempo mediocre, in cui ognuno tende a riprodurre e a mantenere se stesso, castrando sussulti e slanci. Loro, i giovani, ci imitano, relegando sussulti e slanci a dimensioni sempre più virtuali (vedi il successo del Grande Fratello e di Amici) e sempre più cibernetiche (vedi il successo di Face book), fino a perdersi ogni sapore ed ogni colore della realtà.

Loro, i giovani, stanno perdendo il gusto dei sapori e dei colori: quando ne incontrano qualcuno (un amore, un desiderio, un conflitto, una frustrazione, un semplice disappunto), possono spaventarsi a tal punto da ricorrere (non tutti, ma troppi) a protesi esistenziali come le droghe e l’alcool o a condotte inadeguate, prevalentemente violente e aggressive, quasi ad esorcizzare il senso di vuoto e malessere che li attanaglia.

Occorre rilanciare; occorre osare; occorre, urgentemente, una terapia del contagio. A cominciare dal nucleo familiare, a cominciare dalla scuola, dallo sport, dalla televisione, dalla politica.

Utopia? Forse, ma se ognuno di noi non si riprende il compito di colpire dritto al cuore dei bambini e dei giovani, attivando desideri, curiosità, senso di appartenenza e passioni, l’orizzonte apparirà sempre più piatto e sterile.


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