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GLI SPECCHI DELLA MENTE

E' ormai accertato che i figli, da quando nascono, sono completamente dipendenti dalle figure di accudimento non soltanto da un punto di vista fisico (nutrimento, pulizia, difesa da ogni possibile pericolo, ma anche mentale. Pur non sapendo di esistere infatti, i neonati percepiscono comunque di essere: più precisamente tendono automaticamente a rispecchiarsi nella mente di chi si prende cura di loro per crearne una propria.

I bambini, ma anche i figli più grandi, hanno infatti bisogno di sperimentare genitori in grado di stabilire chiare e prevedibili connessioni tra quanto 'pensano' e quanto 'sentono'; hanno altresì bisogno che gli stessi genitori insegnino loro a fare altrettanto.

Una buona sintonia tra gli stati mentali interni di un soggetto e tra gli stati mentali di soggetti in relazione tra loro è foriera di benessere, autonomia e sviluppo.

Quando in questo gioco di specchi il livello di sintonia e di regolazione reciproca (cioè chiarezza, prevedibilità, intesa, condivisione) viene a mancare o è in difetto, si genera inevitabilmente malessere, soprattutto nei bambini.

Madri che soffrono per un trauma non risolto e che non riescono a trovare appoggi e aiuti significativi possono trasmettere ai loro figli gli effetti negativi del trauma (ansia, paura, angoscia) attraverso il proprio modo di comportarsi, di sentire e di reagire.

Un esempio di questo 'transfert traumatico intergenerazionale' è dato dai figli dei sopravvissuti ai campi di concentramento, in quanto hanno spesso condiviso la biochimica del trauma dei genitori senza aver subito personalmente alcun tipo di trauma.

I genitori che non hanno la capacità di pensare ai propri vissuti negativi, che non trovano le parole per riflettere suoi propri stati d'animo (in clinica viene definita 'mancanza di funzione riflessiva') e che per questo si mostrano inaccessibili a qualsiasi 'lettura del pensiero', non offrono ai propri figli lo sviluppo della capacità di comprendere e gestire il loro mondo interno.

I bambini infatti costruiscono la propria identità regolandosi sugli stati mentali dei genitori e se questi stati, per qualche problema, si rivelano misteriosi e inaccessibili, per i figli diventa drammatico trovare un valido baricentro attorno al quale sviluppare un'identità solida e continua.

Qualora i bambini rimangano per lungo tempo in simili situazioni (tendono cioè a ricercare invano una qualche sintonizzazione), possono disorganizzarsi con gravi ricadute sullo sviluppo e sul comportamento futuro.

A causa di una prolungata non sintonizzazione il cervello dei bambini e le reti neurali possono svilupparsi in modo anomalo, con diminuzione dei volumi di alcuni centri nervosi e con decremento di molte importanti integrazioni dei neuroni della corteccia cerebrale.


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