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EDUCARE ALLE EMOZIONI: COSA SIGNIFICA...

Educare alle emozioni significa offrire ai figli le necessarie opportunità per apprendere a identificare, gestire e modulare il proprio mondo interno costituito da sensazioni ed emozioni.

Quando sono piccoli, tale apprendimento avverrà modulando i propri stati emozionali allo stato grezzo attraverso gli stati emozionali dei genitori: i bambini tendono cioè a verificare che la mamma, o qualunque altro adulto significativo di riferimento, senta ciò che loro stanno percependo. Solamente tramite questo rispecchiamento reciproco impareranno a costruirsi una cabina di regia interna efficace e competente.

E’ auspicabile che tale sintonizzazione continui anche quando i figli sono più grandi in quanto hanno sempre bisogno di rapporti intensi e nutrienti.

Affinché possa essere svolta un’efficace educazione emotiva è necessario che i genitori siano disponibili all’ascolto, decodifichino in modo adeguato bisogni e richieste dei figli, siano autorevoli e soprattutto abbiano tempo di farlo.

 

 

 

 

Ma se l’ambiente familiare è il medesimo e i genitori sono gli stessi, come mai i figli sviluppano un carattere diverso l’ uno dall’altro, a volte addirittura opposto?

 

Se sono prevalentemente l’ambiente familiare e le relazioni affettivo-emotive a determinare la crescita dei figli, questi possono sviluppare attitudini, caratteri e sensibilità estremamente diversi, pur provenendo dallo stesso nucleo familiare, in quanto nascono (e crescono) in momenti diversi della “storia emotiva” dei genitori.

Si dice che per un genitore i figli sono tutti uguali. Questo tuttavia è raro che sia sempre vero, in quanto ogni figlio è generalmente investito di emozioni e aspettative diverse perché diversi sono i momenti, la relazione di coppia, le sensazioni, i turbamenti e la disponibilità di fondo dei genitori o di un solo genitore.

Per esempio, un figlio nato a ridosso della morte di un genitore della madre o dopo un fratello morto, può, con molta probabilità, risentire del lutto e della perdita, sviluppando un carattere del tutto diverso da altri fratelli nati in periodi più sereni.

Ecco dunque, all’interno di un medesimo nucleo familiare, coesistere figli così diversi da indurre a pensare ad un determinismo genetico tanto più radicale, quanto più le differenze tra i figli risultano accentuate.

Probabilmente la particolare e inestricabile convergenza tra le potenzialità genetiche di un bambino, la qualità della sintonizzazione emotiva tra genitore e figlio, le condizioni ambientali e sociali determinano figli unici, sia nel bene che nel male.

D’altra parte ricerche ed osservazioni scientifiche ormai consolidate nel tempo attestano che gemelli monozigoti, divisi alla nascita e cresciuti in ambienti e famiglie diverse, pur possedendo un identico corredo cromosomico, possono sviluppare personalità completamente differenti.


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