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DEPRESSIONE MATERNA E SVILUPPO DEL BAMBINO

L’ acquisizione recente in base alla quale i bambini, fin dal momento della nascita (e probabilmente anche nel periodo prenatale), sviluppano le loro potenzialità rispecchiandosi nella mente della madre, pone numerosi problemi di ordine scientifico e di politica sociale.

Quando nasce un bambino infatti, le madri affrontano un periodo di tempo in cui devono riorganizzarsi nella nuova situazione e trovare le energie sufficienti per accudire nel miglior modo possibile il figlio.

L’incremento di stress e fatica, la deprivazione del sonno e ritmi di vita alterati, nonché particolari livelli ormonali conseguenti al parto possono favorire in molte donne un particolare stato emotivo caratterizzato da tristezza, sfinimento e attacchi di collera denominato depressione post-partum.

Tale condizione, se protratta nel tempo, può danneggiare lo sviluppo del bambino. La depressione post-partum si manifesta infatti non solo con un silenzioso ritiro, ma anche con stati mentali ed emotivi non regolari (si può passare improvvisamente dal silenzio ad una rabbia immotivata) e quindi in grado di disturbare e ostacolare la possibilità del piccolo di autoregolarsi.

E’ come se il bambino cercasse di “leggere” nella mente della mamma la tranquillità per tranquillizzarsi, il calore affettivo per abbandonarsi a sensazioni buone e calde senza trovare   riscontri regolari e sintonici.

In questa situazione di mancata di sintonia il bambino si agiterà fino a non percepire più un legame sicuro.

Le emozioni comunicate dal viso della madre e la sua capacità di sintonizzarsi con i bisogni del figlio sono carenti proprio quando questi ha più necessità di essere attivato, rassicurato e tranquillizzato.

Si è visto che le madri meno attive, che imitano meno spesso i vocalizzi del bambino, che modulano poco il tono della propria voce per accordarlo con le esigenze del piccolo e che tendono spesso a disimpegnarsi dai normali gesti di accudimento, provocano particolari comportamenti nei figli: maggiore durata del pianto e degli stati di protesta, poco tempo dedicato all’esplorazione e al gioco, poco interesse alle novità e interazioni limitate con gli estranei.

Una mancata sintonizzazione precoce (di cui la depressione materna rappresenta solamente una delle cause) può incidere sul successivo sviluppo dei bambini sia a livello cognitivo che emotivo, rallentando alcuni processi neurobiologici basilari per lo sviluppo del cervello.

Un ulteriore pericolo consiste nel fatto che la depressione materna può suscitare nel bambino comportamenti di accudimento sempre più accentuato, creando una particolare inversione del processo di rispecchiamento, rischiando però un arresto dello sviluppo.

Queste ricerche portano a considerare la depressione post-partum, per il suo impatto e per la sua prevalenza, un importante problema di politica sanitaria.

Occorre dunque aiutare neomamme e neopapà, per un periodo di tempo ragionevolmente lungo dopo il parto, affinché rischi di questo tipo vengano limitati.

Il cervello degli esseri umani, a differenza di altri organi e apparati, si sviluppa in connessione con altri cervelli: se tale connessione non funziona, il cervello più plastico (quello dei bambini) è destinato a cedere qualcosa, con risultati a volte drammatici.

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