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CHIEDO L'AMICIZIA

 

E’ di questi giorni la notizia che il Policlinico Gemelli di Roma ha aperto un ambulatorio per la diagnosi e la cura dei soggetti dipendenti da Internet.

L’iniziativa indica quanto sia preoccupante il fenomeno e quanto sia dilagante questa nuova dipendenza che, pur mantenendo denominatori comuni con altre dipendenze comportamentali e da sostanze, segna un’ulteriore svolta negli itinerari e nelle caratteristiche di queste patologie.

Dalla fine degli anni ’60 alle soglie del terzo millennio i comportamenti tossicomanici e le dipendenze patologiche hanno seguito un particolare itinerario: si è passati dall’abuso di sostanze per protestare contro il sistema (cannabinoidi ed acidi) all’abuso di altri prodotti per ritirarsi dal sistema (eroina e alcool), per arrivare poi all’abuso di nuove sostanze per poter convivere con il sistema (pasticche, cocaina), mentre altre condotte compulsive stavano affiorando collateralmente a questi fenomeni in tutta la loro connotazione psicopatologica di pertinenza sanitaria (anoressia, bulimia, shopping compulsivo, gioco d’azzardo, ecc…).

Mentre la sanità pubblica e la ricerca scientifica tentano di arginare e correggere questi fenomeni sia dal punto di vista psicologico che medico e farmacologico, da pochi anni si assiste ad una ulteriore virata del fenomeno dipendenza: non più segni evidenti di trasgressione e condotte sociali inaccettabili, non più danni sanitari evidenziabili (overdose, incidenti stradali, intossicazioni acute, ecc…). Non si verifica neppure il solito tam tam mediatico che ne evidenzi le caratteristiche e la pericolosità. Molti giovani e giovanissimi stanno optando per la chiusura e la mutilazione, per il silenzio ed il ritiro, per la resa senza condizioni.

I social network costituiscono il nuovo perimetro entro cui tutto ciò può consumarsi con il benestare dell’intera comunità sociale che non si accorge di nulla poiché nessuno dentro quel perimetro dà fastidio.

Ovviamente di per sé i social network non inducono patologia né debbono essere demonizzati, in quanto si tratta di semplici strumenti per comunicare, conoscere e socializzare. Tuttavia alcuni dati confermerebbero che una quota considerevole di giovanissimi condensano l’espressione della loro vita e dei loro desideri dentro la Rete (Face book ed altro ancora), riducendo di fatto il vivere nella realtà.

E’ probabile che la crescente fragilità delle giovani generazioni trovi all’interno delle Reti sociali e virtuali una tale dimensione rassicurante da non porsi neanche il conflitto tra costruire un’amicizia o chiedere l’amicizia: costruire è fatica, ma soprattutto impegno, incognita, incontro e a volte scontro e frustrazione. Chiedere ad uno sconosciuto amicizia dalla propria casa davanti al computer (avvalendosi della proprietà transitiva per cui se A è amico di B e B è amico di C, allora A può chiedere amicizia a C) è molto più semplice, fa risparmiare tempo ed energie, ma soprattutto costituisce una sorta di scudo psicologico cui si aggiunge l’illusione di avere tantissimi amici e di essere con loro in costante contatto, mostrandoli per di più a tutti con una lista visibile, sempre aperta, del tipo “aggiungi al carrello”.

Il cerchio si chiude: il soggetto è perfettamente integrato, socializza, conosce (molto spesso senza conoscere), comunica, tagga (prevalentemente l’irrilevante), i genitori sono tranquilli (meglio che stia a casa piuttosto che fuori esposto ad ogni sorta di pericolo!).

In questa situazione, tra l’utilizzare Internet, l’abusarne un po’, il diventare dipendente la linea è sottile, ma soprattutto nessuno potrebbe accorgersene.

La tendenza di alcuni ragazzi e ragazze consiste nel chiudersi sempre di più fino a sostituire completamente la realtà reale con la realtà virtuale.

L’esposizione prolungata al computer, immersi nella Rete, può infatti ridurre progressivamente il desiderio fino a spegnerlo e a restringere la sfera cognitiva, fino a smarrire le coordinate spaziali e temporali: per questi soggetti diventa difficile indicare anche la piazza principale della propria città, svolgere a mente semplici operazioni aritmetiche, perfino dire in che momenti della giornata ci si trovi, tanto sono scompensati i ritmi sonno-veglia e le scansioni temporali della fame. Il tutto nella cornice dell’illusione di non essere soli perché si hanno tanti amici e di essere vicini a chi è lontano, mentre in realtà si è soltanto lontani da chi è vicino.

Non conosciamo ancora lo sviluppo di questa nuova dipendenza, ma sicuramente, se non si interviene in tempo e adeguatamente (come spesso è successo nella storia recente di altre dipendenze patologiche), saremo probabilmente in presenza di un’ulteriore generazione di “nuovi schiavi”, non pericolosi (i drogati), non fastidiosi e disturbatori (i giovani trasgressori), non preoccupanti (“fumano solo qualche canna…”), semplicemente invisibili.


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